Dei viaggi e dei problemi - I puntata
Data: 21.02.2006
Dei viaggi e dei problemi
Ovvero le storie che costruiscono la storia del Direttorissimo.
I Puntata - Dell’Anglia verdeggiante
Quella che leggerete vi potrà apparire, erroneamente, una sequela di intoppi, una serie di sfortunate coincidenze, di errori, in alcuni casi di “cazzate”; non è così.
Quella che è giusto raccontarvi è l’epopea del direttorissimo, è la concatenazione egli eventi che concorre alla creazione del mito, è la storia di uno dei nostri leader che umanizziamo, attraverso pochi errori, veniali, da lui compiuti o subiti, al fine di avvicinarlo alla vostra, dolente e imperfetta, umanità.
Tutto inizia a Pechino, nell’ormai lontano anno 2002, quando la Cina non era ancora il gigante economico attuale ma permaneva, nel nostro immaginario cuneese, la terribile galera maoista di NATiana memoria.
Ma come spesso succede noi non inizieremo dall’inizio, che è pratica usuale, che non si addice al nostro essere stati, al nostro essere e soprattutto al nostro divenire.
Non si addice invero neanche a voi che leggete, che il giorno in cui adottassimo un comportamento da voi ritenuto normale, conseguentemente prevedibile, sapreste di certo dove attenderci, cosa che da anni vi proponete, per finalmente castigarci del fatto tristo di esistere.
E’ così con sommo piacere che, appurato che la storia inizia nel 2002, a Pechino, in c
Cina appunto, noi invece iniziamo a narrarla dal mese di maggio 2003 e decideremo, forse, di terminarla con l’inizio, se ci aggrada.
Dicevamo maggio 2003, le brume del Galles.
Erano tempi in cui credevamo necessario meritare lodi a fronte di impegno e lavoro (oggi abbiamo imparato a nostre spese a non donare perle ai porci, che tra l’altro non ne possediamo più essendocele fatte rubare tutte dai suddetti porci), indi per cui, in ossequio ai succitati, al fine di onorarne il mandato a organizzare una visita agli epici luoghi dell’ottimo festival librario, da sempre vagheggiati dai culturosi comunali, in cui un anno dopo avremmo per la prima e forse per l’ultima volta presentato l’animatissima vita culturale della nostra ridente(senza motivo) cittadina, organizzammo una missione conoscitiva.
Organizzammo una missione conoscitiva forse è allocuzione impropria, non vagheggiate location come quelle riservate a direttori culturali o a uffici stampa torinesi, nulla di ciò: diciamo che a causa di ristrettezze economiche inenarrabili, che comunque ad ogni buon conto non mi salvarono dall’accusa di latrocinio mossami da alcuni infami, decidemmo di inviare sul luogo, in tenda il nostro uomo migliore.
Immaginatevi il Direttorissimo, al tempo imberbe seppur temprato dalla campagna di Cina, fornito di mostruoso zaino (il suddetto gli costerà un aggravio di spesa pori a tre volte circa il costo del biglietto Low Cost) trascinarsi in metropolitana a Londra per raggiungere il treno che lo trasferirà in Galles.
Eppure ello vi giunse, spossato nel fisico, ma animato da quella passione che utilizza i giovani, e gli anziani stolti quale sono, per rinfocolare le ambizioni e il portafoglio altrui.
Dicevamo che vi giunse stremato e affamato, dotato di budget ridottissimo e terrificato dal costo del desinare anglo.
Pose immediatamente il simbolo del suo dominio sul territorio campestre e assemblata la tenda si accinse a svolgere il di lui lodevole lavoro.
Purtroppo noi latini, che dell’anglia abbiamo idea parziale ed edulcorata, tutta cavalli e pecore su verdeggianti prati, dimentichiamo la causa di tutto questo verdeggiare che i più accorti attribuiscono a piogge intense e persistenti.
In quel fatidico 2003 tutto verdeggiava, sotto una pioggia ininterrotta, la notte, narrò in seguito il Direttorissimo, la temperatura scendeva sotto lo zero.
Il nostro resisteva ormai da due giorni, vivendo di espedienti, invitato ad inaugurazioni, nella tenda madida, coperto da strati di maglie.
Noi, nel bunker cittadino ostentavamo orgoglio ma paventavamo, in assenza di comunicazioni, possibili perigli per il nostro.
Perigli che si confermarono puntualmente quando l’ancora non Don Diego rispose ad ora tarda all’allora Presidente, a. cd. n., l’attuale Maestro, lo scrivente insomma, raccontandogli mesto la tristezza di quella sua umida ed affamata vita, pervadendo tutti noi di uno di quei molti brividi che scuotevano le sue notti insonni.
Il presidente al tempo, in pur pochi istanti colse l’essenza della tragedia, del pericolo incombente sul pupillo emissario di tanta cultura cittadina in anglia, ma non seppe che dargli un consiglio, breve e temette inutile.
Il Direttorissimo, è ovvio assolvette il suo impegno, puntigliosamente, come sempre, e dopo poco più di una settimana riapparve e ci spiego che, fatto tesoro del consiglio, di certo sostenuto dalla sua fascinosa beltà, oltre che dall’esser portatore di cotanta montana cultura, ad un passo dal congelamento e dalla morte per inedia, fosse riuscito, non ricorda in qual maniera, a farsi ospitare e nutrire da un’angla, invero più gentile che graziosa, alla quale ancor oggi vanno i suoi più amorosi ricordi e i nostri più vivi ringraziamenti.
|
 |